ma ancora non ha la forza di oltrepassare quella porta. Va però in questa direzione la prospettiva di allargare il mercato dell’export soprattutto alla Cina, che sembra aver avuto un sussulto d’interesse per il Bel Paese.
In questi giorni a Milano, organizzato nella sede della Regione Lombardia, si è svolto un incontro per aiutare il rapporto tra aziende italiane e Cina a crescere: così Huawei, Zte, Bank of Construction, Genertecitalia, Rifa, Nanjing Steel Group, Kerui petrolio cominciano a fare scouting per trovare un partner ideale tra le 70 Pmi italiane rappresentanti della meccanica, abbigliamento, energia e food.
Expo 2015 ha rappresentato l’apprezzabile palcoscenico delle piccole e medi imprese italiane, spesso ricche di ingegno, conoscenze, innovazione, ma che, limitate dalle dimensioni, non hanno guardato con entusiasmo oltre i confini nazionali, soprattutto a Est dove, pur di conquistare innovazione sono disposti a immettere capitali importanti. La Cina è sicuramente la portatrice positiva di questa energia, anche perché ha scoperto che il mercato italiano, non solo quello dei brand, abbia in sé grandi capacità che cominciano a conoscere e ad apprezzare sempre di più.
Per favorire questo scambio internazionale la Cina ha per esempio dato un taglio ai propri dazi, così che per la cosmetica sono scesi dal 5 al 2%, dal 17 al 10 per l’abbigliamento e dal 24 al 12 per le calzature.
Dopo l’estate è partito il progetto Jimo, che porta il nome della località a 400 chilometri da Pechino, che ha trovato uno spazio di 20 mila metri quadrati di shopping mall dedicato completamente al Made in Italy. Basta affittare gli spazi e affidarsi all’organizzazione che provvede a gestire ogni affare dietro il compenso di una percentuale (10%). Questo è sicuramente sinonimo di garanzia: l’operatore italiano non solo mette in mostra il proprio prodotto, ma incontrando l’interesse dell’investitore cinese dispone di una piattaforma che garantisce che l’affare si sviluppi dentro canoni corretti.
E anche la Bank of China, che ha riserve di grandi capitali pronti per essere distribuiti nell’economia mondiale, ha interesse che domanda e offerta Italia-Cina si confrontino sempre più per dare vita a un binomio non temporale ma continuativo. E le Pmi – come sembra – sono pronte ad accettare la sfida.
 
Font Sole 24 Ore