Tuttavia la dinamicità dell’industria estrattiva statunitense ha in qualche modo ammortizzato i costi della sfida lanciata dai sauditi, ma è chiaro che senza un incontro comune sulla determinazione del prezzo tutti perderanno. E non poco.
Chi sembra favorita da questa lotta è proprio l’Italia che, grazie al calo del prezzo al barile, vede alleggerita la propria bolletta energetica con non trascurabili benefici.
INDUSTRIA MANIFATTURIERA – L’uscita dalla crisi resta difficile e la crescita non è impetuosa, bensì timida. L’elemento esterno del prezzo del petrolio, mai così basso da 7 anni, crea una situazione favorevole sui conti, ma non in grado di permettere di approfittare a pieno della contingenza positiva. Contribuisce all’impatto sui costi di produzione, ma non crea una spirale virtuosa. Bisogna inoltre considerare che la manifattura meccanica italiana è dipendente dalla produzione di componentistica legata all’industria petrolifera che, proprio in dipendenza del calo del prezzo petrolifero, non se la passa troppo bene.
L’EUROPA – I nostri prezzi petroliferi sono stati sempre il 30% in più di quelli del resto d’Europa e l’industria italiana ha oggi la sensazione che il vantaggio non sia come ci si attende. Il prezzo del petrolio è poi sempre stato legato alle altre fonti energetiche, come il gas, condizionate al rialzo o al ribasso. Pur di fronte a un calo del prezzo del gas, il vantaggio sulla produzione è rimasto limitato.
I VANTAGGI INDIRETTI – Sono quelli di relazione, cioè innescati dal calo del prezzo petrolifero e che aprono scenari diversi. Parliamo del trasporto. I viaggi aerei hanno beneficiato di questa situazione proponendo anche più consumi. Ma non sempre il calo del petrolio è andato di pari passo con il calo della benzina che – in nazioni a noi vicine – è molto più basso. Servirebbe una manovra del governo sulle accise per determinare anche più vantaggi per la gente comune, non solo per le imprese del trasporto su gomma che è parte fondamentale nella determinazione del prezzo dei prodotti.
POLITICHE ENERGETICHE – Mentre i Paesi produttori di petrolio scelgono fonti energetiche alternative, soprattutto in Italia le scelte in questo senso sono ancora timide. Sembra non aver insegnato nulla il fatto che, proprio nel momento di crisi, servono idee. Approfittando del prezzo basso della bolletta energetica bisognerebbe aprire una politica energetica alternativa. Il prezzo del petrolio non rimarrà sempre a questi livelli di saldo.
LE FAMIGLIE – Anche psicologicamente la caduta del prezzo della benzina alla pompa è il motore di nuove scelte dei consumi. Il recente ponte dell’Immacolata ha rovesciato sulle autostrade italiane migliaia di auto (120 chilometri di coda sull’autostrada del Brennero) con famiglie spinte alla vacanza dal prezzo calato della benzina, la cui differenza è  stata traslata su altri consumi. E gli affari sono cresciuti del 15%. Anche questo può diventare un elemento virtuoso, se ben consapevoli che potrà durare a medio termine, ma non tantissimo a lungo.
Fonte: Il Sole 24 Ore