E non è quindi da sottovalutare che Doing business (lunga mano della Banca Mondiale), che dal 2003 misura le condizioni per fare imprese in 180 Paesi, regali all’Italia, per il 2015, un balzo di 11 posizioni nella classifica, che resta lontana dal vertice assestandosi al 45° scalino.
Gli esperti spiegano che il balzo in avanti è stato determinato dalle riforme, in primo luogo quello della giustizia civile, con il miglioramento del processo telematico (che, pur ancora lontano dal massimo di efficienza, ha almeno svoltato in positivo) e dall’entrata in funzione del Jobs Act. Ecco quindi confermata la teoria del governo: si risale la china con la crescita della produzione, ma con tutte quelle leggi che rendono più semplice l’idea di impresa.
Non si possono fare salti di gioia perché, al di là del balzo, che dà il semaforo verde alle scelte sin qui fatte, l’Italia tra i paesi del G7 è ancora lontana e in coda. Miglior piazzamento è quello del Regno Unito (6° posto), seguito dagli Usa (7), dal Canada (14), dalla Germania (15), dalla Francia (27), dal Giappone (34). La Repubblica di Singapore comanda la graduatoria ed è seguita da due novità: Nuova Zelanda e Danimarca.
La scalata dell’efficienza del sistema Italia non è dato nuovo, negli ultimi anni la crescita nel ranking è stata costante e ciò dimostra che la discesa negli inferi è terminata: ora si comincia a guardare al futuro con più sollievo.
Interessanti sono però, nello specifico, i dati che scaturiscono dall’indagine. Dei 10 indicatori che danno questa misurazione solo 3 sono al momento ancora negativi. Cala, infatti, il punteggio sulle procedute per aprire una nuova attività (da 46 esimi siamo saliti a 50 esimi), peggioriamo nella classifica dell’accesso al credito (scendiamo al 97 esimo posto con una scivolata di otto posizioni), mentre è la situazione del fisco che provoca dolori. Siamo al 137esimo posto su 180.
L’Italia è invece prima nel ranking quando si parla di commercio internazionale (scalate addirittura 36 posizioni), va bene, con un miglioramento di 26 posizioni, nelle procedure per le insolvenze, risaliamo nella capacità di far rispettare i contratti (111esimo posto dal 147 che eravamo). Segno quest’ultimo che anche la giustizia civile va un po’ meglio rispetto al passato.
Parlavamo anche di Jobs Act. Sul tema riprendiamo il commento degli esperti della Banca Mondiale: “Semplifica le regole di licenziamento e incoraggia la conciliazione extra-giudiziale, riducendo i tempi e i costi della risoluzione delle cause lavorative. La nuova legislazione amplia anche la copertura dell’indennità di disoccupazione”.
Fonte: Il Sole 24 e Corriere della Sera