Negli ultimi 10 anni il controvalore è stato pari a 46 miliardi di euro, con un’impennata fortissima nel 2011 (pre-crisi) pari a 10,5 miliardi e con un risultato nel 2015 che è di 1,7 miliardi.
Lo si evince da un’indagine di Kpmg per conto di Corriere Economia che ci racconta, ben oltre le acquisizioni di Vivendi su Telecom di questi giorni, una strategia continua in questa direzione. Nel paniere francese non sono entrate aziende di piccole dimensioni, ma stelle come la Parmalat e la Galbani nell’agroalimentare, il Gruppo Bnl e Carparma nel settore banche, la Edison in quello energetico.
Nella top ten delle acquisizioni c’è appunto la Bnl ad opera della Paribas (valore dell’operazione di 8.780 milioni), seguita da Carparma con acquisizione di Credite Agriciole (5966 milioni), mentre al terzo c’è Bulgari entrato nell’orbita di Lvhm (4300 milioni).
Tutto questo farà storcere il naso ai difensori dell’identità nazionale e in linea teorica si potrebbe essere d’accordo, ma che fine avrebbero fatto queste aziende senza l’intervento dei capitali francesi? Sarebbero morte o sarebbero state salvate da capitali italiani? La risposta è nei fatti. Sono diventate appetibili perché nella difficoltà, nessun altro si è fatto avanti per tenerle in mani italiane. Né poteva sostituirsi lo Stato.
Un’altra domanda importante è cosa è successo una volta che queste aziende sono diventate francesi. E qui ci troviamo di fronte a un manifesto che dimostra quanto sia per i livelli occupazionali, sia per i ricavi e i profitti, il bilancio sia stato in questi anni molto positivo.
Prendiamo dall’inchiesta del Corriere un esempio da un’azienda che non ha l’importanza di Edison o Parmalat. Parliamo della Bottega Veneta che opera nell’ambito del lusso. Ebbene, entrata nella galassia Kering nel 2001 che faceva capo a Gucci, nel 2007 è passata al 100% all’ex Ppr. La ricerca di Kpmg evidenzia che in dieci anni l’azienda nel 2005 con un fatturato di 160 milioni di euro è passata nel 2014 a 1131 milioni di euro con un incremento pari a nove volte quello iniziale. Anche sul piano occupazionale il dato è esaltante: i dipendenti erano 741 e sono diventati 3212, così come si sono incrementati i negozi, saliti da 81 a 236. Tutte operazioni che non hanno allontanato l’azienda dal suo territorio naturale, il Veneto e con il quale si è creato un legame profondo e indissolubile.
L’unico dato negativo – ma questo vale per l’intera strategia della politica industriale italiana - è che mentre le nostre aziende hanno continuato a sbarcare in Usa o Spagna con buoni affari (facendo ciò che i francesi fanno con noi), non altrettanto vitale è stato il processo verso aziende del patrimonio produttivo della Francia, forse per la difesa che la nazione d’Oltralpe fa delle proprie attività produttive e anche – forse e soprattutto – per la minor parcellazione del tessuto produttivo.
Fonte: Il Corriere Economia, indagine Kpmg