Quando mancano sedici giorni al voto per l'Europa, dovremmo guardare la luna ovvero all'Unione Europea, provare a comprendere se lasciarla così com'è o modifcarla, cercando di renderla più utile e costruttiva di quanto non lo sia stata fino ad ora, abbandonando lo spirito per cui era stata fondata. Invece, il filtro della politica italiana persegue a farci osservare il dito, non un metro avanti. Il dibattito politico infatti, con l'esclusione di qualche media fuori dal coro, prosegue a dar spazio alla cronaca italiana, ogni giorno sempre più appiattita sul consenso personale e partitico. Preciso però che gli stessi italiani, rispetto ai fratelli europei, sono i più disinteressati a queste elezioni. Si chiede al cittadino di votare rappresentanti al Parlamento europeo senza indicarne quali ne siano le ragioni, i programmi, le aspettative. Ascoltiamo frasi fatte : "vogliamo un'Europa meno rigida di norme"; "un'Europa che si interessi di equa distribuzione dei migranti"; "un'Unione Europea svincolata dal vecchio sistema banche-finanza" ecc. Non sentiamo però come intendano, una volta là, migliorare la disoccupazione, incentivare la formazione rendendo accessibile anche ai meno preparati i processi industriali con robotica e tecnolgie avanzate, sostenere realmente un piano famiglie per crescita demografica, culturale e sociale, affrontare seriamente politiche di integrazione nelle grandi aree metropolitane e le periferie, migliorare i gravi disagi a cui debbono soccombere classi di anziani sempre in aumento, come pure, un serio piano d'intervento per politiche industriali sostenibili e ambientali e ancora ma non ultimo, quale politica estera verrà perseguita nell'interesse del nostro Paese sempre più isolato.Non che gli inquilini della politica precedente abbiano fatto di meglio anzi, ma sinceramente, frega davvero a qualcuno delle querelle di Di Maio e Salvini ? Di ascoltare per minuti servizi fanciulleschi sui rispettivi strali lanciati nei social ? Di leggere righe e righe, dedicate alle presunta data della caduta del governo, dei possibili traditori in uscita da un partito verso un altro per costituirne una nuova compagine governativa ? Dire che siamo stanchi è dire molto ? E' molto chiedere di sapere prima con chi andranno a fare accordi, come intendano raggiungere gli obiettivi che vanno sventolando in questa anomala campagna elettorale? Penso alla grande confusione geo-politica ma anche economica regnante e, mi chiedo quali politiche metterà in campo la prossima Europa per trovare un degno posto nell'equilibrio delle grandi potenze oggi, diverse da quelle dello scorso decennio. Come garantirà un equlibrio smarrito di egemonia tra nazioni come Germania e Francia e i nuovi blocchi di forza costituiti Est-Ovest e Nord-Sud ? Proseguiranno politiche di aggregazione con alcuni dei Paesi Balcanici in stand by da anni ? Verranno discussi temi di protezione delle identità religiose e tradizioni storiche dell'Europa o le lasceranno soccombere alla teoria sempre più fragile del relativismo farisaico ? Non tutti possono permettersi di andare nelle piazze (saranno gremite ?) o nei teatri ad ascoltare i candidati, ed una maggiore attenzione dei media sarebbe un grande contributo (non solo nell'ultima settimana con gli spazi minimi dedicati) alla democrazia reale del Paese. Mai come in questo momento abbiamo bisogno di un 'Europa con una forte identità, idee e voglia di fare. Guardo troppo lontano ? Infatti guardo alla luna, non al dito, quello continua a guardarlo lo sciocco.