Pensare la “finanza agevolata” come sotto-materia di prodotti finanziari ad uso d’Imprese, Associazioni o Governi ed immaginare i professionisti addetti alla sua divulgazione ed applicazione come broker o agenti di commercio è molto sbagliato e purtroppo anche di tendenza comune nel mondo imprenditoriale. 
Sono deduzioni del sentito dire e, a volte purtroppo, le tangibili conseguenze per aver sottovalutato lo strumento e chi lo proponeva. 
La “finanza agevolata” è una materia invece complessa, strutturata, richiede studio, capacità di modulazione ma soprattutto, e questa è la vera difficoltà che costruisce il terreno per pochi capaci, un costante aggiornamento. Sia che lo strumento emanato provenga dal proprio Paese o dall’Unione Europea infatti, gli elementi variabili affinché possa esser preso in considerazione sono molteplici, basti pensare alle differenti visioni politico-programmatiche dei singoli Governi, alle disponibilità finanziarie correnti di bilancio o al carico di agenda parlamentare da affrontare per essere attuati o introdurre modifiche o abrogazioni. 
A fronte di questa precisazione, viene così semplice spiegare, a volte (per fortuna non tutti sono così), il fallimento incosciente, di Studi associati di fiscalisti e commercialisti, uffici preposti di Associazioni di categoria, improvvisati studi di consulenza di ex dipendenti di banche o assicurazioni in pensione, o spregiudicati soggetti vicini a commessi, uscieri e funzionari dei vari uffici istituzionali preposti all’erogazione di fondi. 
Non si sceglie uno strumento di “finanza agevolata” come si sceglie l’abito da indossare. Serve tempo. Vi debbono essere tutti gli elementi di progettualità d’investimento, l’elenco delle probabili ricadute nei settori economici, sociali, produttivi e magari finanziari. Solo attraverso queste informazioni si può procedere ad un’analisi in grado di suggerire lo strumento o il mix di essi da utilizzare per recuperare parte del capitale investito. E’ un compito importante, sfidare la conquista di una fiducia e stima reciproca con il cliente affinché si sappia da subito quale sia il vero fine dell’operazione di “finanza agevolata” , comprendere se vi siano realmente le capacità finanziarie ed economiche per sostenere l’investimento.
Omettere la severità di possibili sanzioni (anche penali) o soprassedere per ottenere una firma sul contratto di consulenza è sinonimo di poca professionalità e serietà etica.
Certo, “etica”, un aggettivo che ad un "serio professionista" sta particolarmente a cuore. Quale interlocutore Istituzionale un consulente, non prende in considerazione o sottoscrive accordi con Imprese che disattendano le normative vigenti o tendano, attraverso l’uso di leve finanziarie istituzionali, ad abusarne illecitamente. 
Pensiamo, forse a ragione, sia solo il bagaglio di esperienze a distinguere un “buon consulente” da un “consulente capace”. Lo strumento non si sceglie da un catalogo come fosse un prodotto commerciale; si tratta di un abito sartoriale che siamo chiamati a confezionare su misura. Inutile poi nascondere abilmente eventuali brutture perché, come un abito, prima poi arriva il momento di indossarlo sotto il sole. Prima di suggerire un incentivo, è necessario verificarne presso gli Uffici competenti, la capienza di fondo a bilancio, l’esistenza del regolamento che ne attua l’efficacia procedurale ma soprattutto, quale sia il residuo di domanda nelle liste d’erogazione o d’approvazione. Senza queste informazioni impossibile approntare un qualsivoglia studio di fattibilità progettuale, sia esso per un nuovo investimento produttivo o per il semplice acquisto di un macchinario ad alta tecnologia. 
Il reperimento d’informazioni istituzionali, è un altro rilevante elemento della capacità del consulente, quindi consiglio, di reperire anticipatamente referenze sul soggetto fatto accomodare in azienda e al quale si trasferiranno informazioni personali,  verificare la pluriennale esperienza negli ambienti Istituzionali e finanziari, o la presenza di una rete capillare di risorse competenti e collocate nelle sedi pertinent, tutto ciò, se si desidera abbassare il rischio di avventurarsi in un costoso vicolo cieco. L'interesse primario nonché fine ultimo di un consulente, dovrebbe essere quello di rispettare il capitale investito dal cliente e  metterlo nelle condizioni di raggiungere un obiettivo qualitativo e quantitativo esauriente, esattamente come stabilito nei colloqui iniziali entrando in azienda. Il danno generato da un sempre più ampio dilagare d'improvvisazione nei soggetti preposti a questa professione, distoglie molteplici ed importanti energie nella fase iniziale dei pochi "veri e capaci", obbligati ad impiegare tempo per convincere imprenditori e dirigenti della bontà di una scelta d'uso di leve finanziarie alternative e, tutto sommato, derivato anche dalle proprie tasche.