E' orgoglio o paura, quella forza interiore che ci sottrae dall'essere riconoscenti ? Eppure, sappiamo come ci sente quando qualcuno ci gratifica, quanto implodano dentro noi sentimenti come gioia, motivazione, volontà ed altri ancora. Giustifichiamo i silenzi con : "era sottinteso", "era scontato", "se ringrazio ogni volta, cosa accadrà quando non lo faccio"  se restiamo nell'ambito del privato ma, se sconfiniamo in ambito professionale allora piovono giustificazioni come : "ho fatto anche io la gavetta, nessuno mi ringraziava", "se gli dico grazie davanti agli altri penseranno sia un debole", " se riconosco la sua capacità e competenza, mi aspetto un'immediata richiesta di aumento salariale" e via discorrendo . Quando la paura di essere scalzati o indeboliti o, semplicemente messi in discussione ha la meglio, la reattività del silenzio o peggio, dell'ignorare, prevale. In quanto all'orgoglio nelle conflittualità quotidiane del privato, questo produce danni ancora maggiori. Poi un giorno da "risvegliati", ci soffermiamo a pensare i pro e i contro dei nostri atteggiamenti, iniziamo così a comprendere l'efficacia della riconoscenza, della valorizzazione di chi ci sta accanto, siano essi famigliari, amici, colleghi, ecc. In situazioni di dolore riusciamo a percepire l'amarezza e il rimpianto tardivo, di coloro che se ne stanno andando, i quali a volte snocciolano come i grani di un rosario tutte le mancanze dimenticate, allora perché non dire oggi quello che nel profondo del nostro cuore o intelletto pensiamo veramente  ? E' forse sottrarre del tempo utile ? No. E' forse subire un costo ? No. E' quindi evidenziare una qualsiasi forma di autorità? Forse. Quando pensiamo all'aggettivo "egoista" siamo certi non sia rivolto a noi, lo crediamo perchè lo correliamo sempre alle grandi azioni, dimenticandoci però delle piccole, quelle quotidiane, le meno appariscenti. Ogni giorno, troviamo qualcosa di fatto, riordinato, compiuto, preparato, in ogni ambito...questo perché qualcuno l'ha fatto, esattamente come provvediamo noi nelle nostre mansioni o ruoli, ma se anche noi aspiriamo ad essere riconosciuti come capaci o valorizzati per il nostro "fare" , perché non dovrebberlo esigere anchi gli altri? Guardare negli occhi, stringere una mano, abbracciare ma soprattutto sorridere, sprigiona una potente forza interiore dagli effetti benefici, non solo al ricevente ma soprattutto a chi dona. In fondo, riconoscendo valori, gesti ed azioni nelle persone, forse, avremmo accanto un numero maggiore di persone leali o desiderose di collaborare e condividere il loro tempo con noi. Dove tutto è opacizzato dall'apparire, dire un "GRAZIE" è fortemente nobiltà d'animo d'ell' ESSERE.